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giovedì 29 maggio 2014

L’orientamento delle file è uno dei segreti del successo dell’orto

L’orientamento delle file è uno dei segreti del successo dell’orto

La luce solare è un elemento indispensabile per la crescita degli ortaggi. Infatti, una illuminazione scarsa dà luogo a piante sofferenti e improduttive. Non sempre gli orti amatoriali sono nelle condizioni migliori: li si ricava negli spazi disponibili, ritenendo che ogni spazio sia buono. Spesso si pensa di dedicare all’orto uno spazio un poco nascosto, che solitamente è anche ombroso. La tendenza attuale è di farsi l’orticello sul balcone, non tutti i balconi sono orientati nel modo migliore.


Nello schema qui sotto, un esempio di un  piccolo lotto di terreno con villino sovrastante. La figura indica le zone migliori e quelle sconsigliate per accogliere l’orto. Come si può vedere, le esposizioni migliori sono quelle rivolta a sud, sud-est e sud-ovest.

L’esposizione a nord è tanto più sconsigliata quanto più è alta la costruzione: infatti la lunghezza dell’ombra generata si proiettata sul terreno in funzione di questo valore. Se la costruzione è  molto alta l’esposizione a nord rimane ombreggiata anche tutto l’anno. Se invece non è molto alta ci possono essere alcun i mesi (da maggio ad agosto) in cui la zona diventa abbastanza illuminata da poter essere coltivabile ad orto. Ricordo che nessuna pianta ortiva può riuscire in zona ombreggiata, salvo, talvolta, il prezzemolo. Ogni ortaggio deve avere un minimo di 7 ore di sole al giorno.

Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest. Tutta la fascia a sud, sud-est.sud-ovest si presta ad essere coltivata. I terrazzi esposti a sud, sud-est e sud-ovest  vanno bene: quelli esposti a est od ovest, presentano qualche problema perché il numero di ore soleggiate può essere insufficiente.

 
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Non occorre avere una bussola per stabilire la direzione dei punti cardinali. Per le esigenze di un orticoltore si può dire che l'est è la direzione in cui sorge il sole: guardando questa direzione, alla sua destra ha il sud, alla sinistra il nord, alle spalle l'ovest. E' una misurazione molto approssimativa perché il luogo in cui il sole sorge si sposta, ma per l'orientamento dell'orto può essere sufficiente. Per i più esigenti diremo che l'est esatto andrebbe rilevato agli equinozi, cioè alle date convenzionali del 21 giugno o 21 settembre. Oppure, comprate una bussola: qui sotto un modello semiprofessionale, ma ne basta una da boy-scout.

Una bussola semiprofessionale, del tutto superflua per orientare l'orto.
 

Una volta stabilito che l'esposizione a sud è la migliore, occorre anche fare in modo che le piante dell'orto possano beneficiarne al massimo. Cioè, se quello è il posto in cui c'è più sole, bisogna fare in modo che non ci siano ostacoli che si frappongono fra il prezioso sole e le piante. Gli ostacoli possono essere muri, siepi, alberi, e quant'altro genera ombra. Sarà consigliabile tenersi a distanza da questi ingombri.
Esistono però altri generatori di ombra fastidiosa per le piante, e sono le piante stesse. Un filare di fagiolini rampicanti genera più ombra di una siepe, e altrettanto fa un filare di pomodori. Occorre perciò avere l'attenzione di disporre le piante in modo che la loro stessa ombra danneggi il meno possibile le piante vicine. Questo risultato si ottiene disponendo i filari da est e ovest.

Il sole sorge a est, e tramonta ad ovest, quindi il suo corso diurno è una traiettoria est-ovest, più o meno diretta secondo la stagione, ma essenzialmente così. Eviteremo che le piante gettino ombra sui filari circostanti se disporremo i filari stessi in direzione est-ovest. In questo modo il sole potrà "correre tra le file" illuminando quanto meno i lati di ogni singola pianta.

 
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Nella figura sottostante i filari sono orientati da est a ovest (o da ovest a est, come preferite). La foto è stata scattata nelle prime ore del mattino: si vede l'ombra del fotografo che dà le spalle ad est,  e proietta la sua ombra tra le file.

 
 

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Il trapianto della bieta a coste

Le piantine vanno sistemate in t

La bieta a coste è una verdura che si può coltivare con facilità nella maggior parte dell’anno, con semine da febbraio a settembre-ottobre e conseguenti trapianti fino quasi a dicembre. Le piantine vanno sistemate in terra alla distanza di 30 cm, oppure in vasi del diametro di 18-25 cm, una per vaso. Vanno interrate esattamente fino al colletto

La bieta produce foglie argentate e grossi steli piatti e carnosi  (detti coste) di aspetto superbo. Può essere cucinata in moltissimi modi. Nell’orto può essere consociata alla cipolla con profitto reciproco. La bieta a coste si raccoglie staccando le foglie più esterne, quelle con le coste più grosse, finché sono ancora sane e di un bel verde vivo. Ben presto le foglie rimaste si allargheranno e la pianta ne emetterà di nuove. In questo modo il raccolto può essere molto prolungato.

 

La bieta può essere seminata direttamente in terra, ma nei piccoli orti è preferibile fare la semina in piccoli contenitori. Questo consentirà di trapiantare file complete e ben ordinate di piantine già ben formate, anche quando la temperatura esterna non consiglierebbe più la semina.

Ricordo che la bieta può germinare anche ad una temperatura relativamente bassa (15 gradi) e per crescere preferisce una temperatura media di 15-20 gradi.

 

I semi di bieta (sopra a sinistra) hanno la caratteristica di crescere raggruppati in glomeruli. Nella semina questi non andrebbero separati, ma messi nella terra così come sono. Sicché quando acuistate le piantine (o quando nascono quelle seminate da voi) accade spesso che in ogni cubetto di terra ci siano due o anche tre piantine. (foto sopra a destra)

 
 
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Non dovete assolutamente trapiantare le due piantine insieme, perché nessuna delle due crescerebbe. Anziché eliminarne una per salvare l’altra,  potete dividere il cubetto di terra in modo da ottenere due cubetti con due piantine indipendenti. Se le piantine sono ben radicate questo consente di ottenere due piantine con un pane di terra ancora sufficiente a svolgere il suo compito di evitare alla pianta il trauma del trapianto a radice nuda.

Per fare la separazione fate con un coltello una incisione profonda un centimetro circa in un punto  tra le due piantine, e poi con le mani dividete con accortezza le due parti senza strappare ma tirando piano e incidendo con l’unghia. (vedi le due foto sopra)

 

Le piantine vanno sistemate in terra alla distanza di 30 cm, oppure in vasi del diametro di 18-25 cm, una per vaso. Vanno interrate esattamente fino al colletto del pane di terra originale, avendo però l’attenzione di creare nel terreno una piccola conca che servirà per l’innaffiatura localizzata della piantina, nei primi giorni di crescita.

 

La terra va pressata senza esagerare attorno alla piantina, e subito dopo la conca ai piedi della pianta va riempita di acqua a temperatura ambiente in modo che la stessa, penetrando nel terreno, favorisca l’assestamento della terra attorno alle radici. Questa innaffiatura subito dopo l’interramento è indispensabile, tanto più se il trapianto viene fatto nei mesi caldi. In questo ultimo caso, inoltre, è buona norma fare i trapianti (di qualsiasi ortaggio) al tramonto

 

La bieta a coste vuole molta acqua, e per ovviare a questo inconveniente è possibile coltivarla in una posizione non troppo soleggiata. Può crescere anche a mezzo sole, in tal caso però rischia qualche aggressione di oidio che si potrà combattere, non appena appare, eliminando le foglie colpite dalla muffa e spruzzando le altre con zolfo bagnabile.
 
 
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Calendario lunare dell'orto 2014

 

Anche quest’anno il Calendario lunare delle semine nell’orto si conferma come uno strumento indispensabile per ogni coltivatore. Contiene un calendario 2014 completo che, per comodità dei lettori, parte da novembre 2013 e arriva fino a gennaio 2015. Accanto alle semine previste per ogni periodo vengono presentate una serie di note di lavoro. Un prontuario ecologico fornisce indicazioni e ricette sulla confezione di preparati naturali per la lotta ai parassiti. La rubrica dei Consigli suggerisce molte pratiche e metodi, frutto di esperienze consolidate, per facilitare il lavoro nell’orto. Oltre alle semine vengono segnalati, mese per mese,  gli altri lavori tipici del periodo, in luna calante o crescente.  Dunque, un opuscolo veloce e di rapida consultazione, veramente utile, che vi accompagnerà per tutto l’anno 2014.   SAPERNE DI PIU'
 

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mercoledì 2 aprile 2014

Combattere la farfalla cavolaia e i bruchi dei cavoli

Combattere la farfalla cavolaia e i bruchi dei cavoli

Combattere le farfalle cavolaie  (Pieris brassicae) con  le foglie di pomodoro. Se cominciate a vedere qualche graziosa farfallina che svolazza sulle  vostre piante di cavolo, sappiate che quelle gentili creature potrebbero essere causa di seri guai per le piante che stanno adocchiando

Questa farfalla, (nome scientifico Pieris brassicae), volgarmente detta cavolaia, ha un legame stretto con i nostri cavoli, come lo stesso nome indica. Presto essa deporrà la sue uova sulle pagine inferiori delle nostre piante, senza che ce ne accorgiamo; finché, un (bel) mattino, scendendo nell’orto avremo una sgradita sorpresa:  di alcuni dei nostri migliori cavoli sarà rimasto solo lo scheletro; solo le nervature di quelle che il giorno prima erano foglie ampie e rigogliose.

Gli scarti della potatura del pomodoro, possono essere utilizzati per preparare un infuso insetticida
 
Che cosa può essere accaduto? Le uova della graziosa farfalla si sono schiuse, e ne sono usciti stuoli di voracissimi bruchi, che non hanno atteso neppure un attimo per dedicarsi a divorare i nostri cavoli.

Uova di farfalla cavolaia deposte sulla pagina inferiore delle foglie di cavolo
 

RIMEDI CONTRO LA CAVOLAIA

I rimedi per ovviare agli attacchi della cavolaia in modo biologico non sono molti: in effetti bisognerebbe controllare ogni giorno la pagina inferiore delle foglie per vedere se ci sono le uova, e in tal caso rimuovere la foglia. Oppure, si può cercare di allontanare le farfalle dai cavoli, usando una sostanza repellente. Questa sostanza la abbiamo a portata di mano in questo periodo, ed è facilissimo prepararla.

 
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L’antica abitudine di coltivare un orto sta tornando di grande attualità. Dopo qualche decennio trascorso nella illusione di un consumismo facile senza prezzi da pagare, ci stiamo accorgendo che alcuni prezzi ci sono: la rinuncia alla genuinità dei cibi e una totale subordinazione a un sistema produttivo di cui non si conoscono i meccanismi. L’orto come lo si intende oggi non è solo una piccola fonte di reddito, ma soprattutto una nuova filosofia di vita, un metodo sano per recuperare il giusto rapporto con la natura, con la terra e con il cielo. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare.
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Una farfalla cavolaia
 

PREPARARE UN INFUSO DI FOGLIE DI POMODORO

Utilizzando le foglie ed i getti ascellari ricavati dalla potatura dei nostri pomodori, si può preparare un infuso.

Mettere due manciate di foglie di pomodoro in un contenitore, e versarci sopra due litri di acqua bollente. Dopo un paio d’ore, a infuso freddo, lo si può spruzzare sulle foglie dei cavoli e sul terreno circostante, senza diluirlo. Per favorire l’adesione aggiungete mezzo cucchiaio di detersivo liquido per i piatti, o scaglie di sapone di Marsiglia.

Un cavolfiore verde dopo la pioggia
 
 
 
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Sostenere le fave per evitare i danni del vento

Sostenere le fave per evitare i danni del vento

Le fave  seminate in novembre sono già molto cresciute, e guadagnando in altezza sono sempre più soggette ad essere abbattute anche da un vento modesto. Per evitare ogni rischio dovuto alla fragilità delloro fusto, occorre predisporre un sistema di tutoraggio.

E’ opportuno collocare dei sostegni (detti, in orticoltura, tutori) per sostenere le piante e contenerle. Mentre nel caso di altri ortaggi come i pomodori si ricorre a singoli paletti (spesso sono usate le canne) per le fave invece è conveniente usare un altro sistema. Infatti non si tratta di sostenere poche piante distanziate tra loro, ma molte piante cresciute abbastanza fittamente.

Inoltre la coltivazione si presenta disordinata, e l’accesso tra le piante è reso difficile per tutte le operazioni necessarie, sia per estirpare le erbe spontanee, che per cimare le piante; così pure sarà difficile operare la raccolta senza danneggiare le piante troppo fitte, che finiranno per intrecciarsi tra loro.

 
 
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 In pratica si possono tendere lungo i filari dei fili di rafia colorata che siano visibili e svolgano la funzione di piccoli recinti.

Si procede così: collocare dei paletti ben infissi nel terreno, alla distanza di circa un metro e mezzo l’uno dall’altro. Tendere poi un filo di rafia (quella venduta in rotoli) tra un paletto e l’altro scendendo lungo un lato del filare, poi risalire dall’altro lato facendo in modo che le piante restino racchiuse tra i due tracciati di rafia. Questa operazione va ripetuta anche tre volte, a mano a mano che le piante si sviluppano in altezza.

Ora l’accesso tra i filari è più agevole,si può procedere ad estirpare le erbe selvatiche, se necessario.

 
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Fine inverno, le fragole cominciano a fiorire

Fine inverno, le fragole cominciano a fiorire

Tra la fine di marzo e aprile, le fragole coltivate all'aperto cominciano  a risvegliarsi, e qualche fiore comincia ad apparire sulle piantine che hanno superato l’inverno all’aperto. Ecco come aiutarle.

A seconda delle zone, già alla fine dell'inverno  le fragole cominciano a risvegliarsi, e qualche fiore comincia ad apparire sulle piantine che hanno superato l’inverno all’aperto. E’ il momento di ripulire i vasi dalle erbe spontanee, e concimare con un concime adatto, cioè a titolo di azoto basso per evitare che le nostre piantine producano solo foglie

Pulire i vasi dalle erbe spontanee, muovere la terra attorno alle piantine per arieggiare il terreno, concimare con concime a basso titolo di azoto (per esempio, perfosfato) ed eventualmente spargere ATTORNO (non dentro) ai vasi qualche esca per le lumache.
Oppure, meglio, predisponete qualche trappola come consigliato in questo nostro articolo precedente:

www.coltivarelorto.it/ART/0030art0005b.html

 L'ortica che appare in primo piano la lascerò crescere, almeno fino a che non darà ombra alle fragole: sarà utilissime come concime biologico.

 

Le fragole ci saranno grate per queste attenzioni e si predisporranno a produrre numerosi gustosissimi frutti.

 
 
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Un consiglio per la concimazione. Se disponete di cenere di legna, questo è il momento di spargerla attorno alle piantine interrandola leggermente. Contiene potassio e fosforo e vi assicurerà fragole più colorite e più gustose.
 
 
 
 
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